Le lettere “strane” fino alla “Z”

W

WARM UP – In Formula 1 è il momento di scaldare i motori. Nelle corse lunghe (in specie la maratona) è il momento in cui – soprattutto in inverno – se non siete coperti vi surgelate. Per ovviare a questo inconveniente si impiegano vari sistemi. Si riportano i più noti: a) si usa una maglietta che comunque avreste gettato via, cosa che fate al momento della partenza con grande gioia degli spazzini la mattina dopo; b) restate abbracciati al vostro compagno/a per tutto il tempo necessario; così sono nati molti Amori; c) vi avvolgete in un sacco della spazzatura che poi viene gettato con voi ancora dentro; d) si usano degli appositi oli con i quali poi si friggono i gamberetti.

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Le lettere “U” e “V”

U

ULTRAMARATONE – Ne abbiamo parlato alla Voce “Distanze”.

ULTRATRAIL – Per chi non lo sa, il trail è la corsa su terreni impervi (sterrato), spesso con il percorso non indicato ma da ricercare su mappa (c.d. orientamento). Più che gare sono prove di ardimento, ragion per cui non contano i km ma la difficoltà di percorrenza.

Le “Ultratrail” sono, come suggerisce la denominazione, estremamente lunghe ed estremamente difficili, poiché da studi scientifici è stato dimostrato che più il podista è posto in difficoltà e maggiormente non rinuncia a partecipare. Un esempio?

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Da “Tempo” fino alla fine della “T”

TEMPO – Parlandosi di “tempo” un podista non pensa ad altro che a quello relativo alla propria performance.

Il “tempo” viene rilevato con due sistemi: Real Time ed Official Time (per le quali vi rinvio alle relative “Voci”).

Il tempo – ahinoi! – è anche quello atmosferico, ossia la situazione “ambientale” in cui svolge l’allenamento o la gara, tenuto conto che i podisti operano all’aria aperta. Avremo, allora, a parte le c.d. “condizioni ottimali”, diverse situazioni quali: a) sole medio; b) sole a picco; c) pioggia leggera; d) pioggia battente; e) freddo; f) vento; g) neve e ghiaccio; h) nebbia; g) una combinazione delle precedenti. Escluse le ultime tre situazioni che sono l’anticamera del ricovero per infermità mentale, in tutti gli altri casi è possibile correre tenendo conto dell’esigenza di avere l’abbigliamento adatto e condizioni fisiche idonee allo sforzo in presenza di agenti atmosferici di fastidio: con il sole a picco, per es., occorre bere di più; con la pioggia battente è d’uopo indossare il costume da bagno (mai la ciambella, che è vietata dalla Fidal perché avete sbagliato sport).

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Da “Sorpasso” a “Start”

SORPASSO – Per molti è l’orgasmo del podista, soprattutto secondo le modalità in cui si svolge. C’è il sorpasso durante la gara costituito dall’ordinaria situazione in cui un podista supera un altro suo simile unicamente perché corre più veloce (c.d. sorpasso attivo). Tale sorpasso può non essere “definitivo”, posto che il podista che sorpassa non può essere sempre sicuro di non essere anch’egli sorpassato dalla precedente “vittima”. Non vale il sorpasso realizzato passivamente, ossia quello che avviene a causa di un problema “tecnico” di chi è innanzi a noi (per es., perché si stira un polpaccio, oppure perché viene schiacciato da un carro armato, etc.). Cioè, per valere vale, ma non è la stessa cosa.

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Da “Saliscendi” a “Scuola”

S

SALISCENDI – Termine “gergale” che serve a nascondere la realtà delle cose. Apparentemente vorrebbe dare ad intendere che, nel percorso, sono presenti delle brevi salite seguite da altrettanto brevi discese. In realtà si vuole fare capire (agli esperti) che ci sono delle salite che stendono uno stambecco. In sostanza si prende per il naso il non esperto che, altrimenti, non parteciperebbe alla gara.

L’utilizzo improprio del termine “saliscendi” è vietato dalla Fidal, perché considerato non rispondente all’etica sportiva, dopo rinomata vicenda “Speata”. Come ricorderete, 300 partecipanti alla (ora) nota gara hanno chiesto il rimborso dell’iscrizione non avendo compreso dove fosse il percorso di gara descritto come “Leggero pendio, con qualche breve impegnativo tornante, e pochi saliscendi”.

 

SALITE – La corsa in salita è una tipologia di allenamento molto consigliata per il potenziamento muscolare, poiché è richiesta una maggiore “spinta” per superare la pendenza. Si distinguono in brevi (da 50 a 150 mt.), medie (da 200 a 500 mt.) e lunghe (oltre 1 km) che vanno corse all’andatura di gara, con recupero al passo (per quelle brevi) o al ritmo del fondo lento (per le altre). Vanno effettuate delle ripetute sulle salite che, ovviamente, sono in numero decrescente rispetto alla lunghezza: da 10 a 20 per quelle brevi; da 5 a 10 per quelle medie; da 2 a 5 per quelle lunghe.

Questa tipologia di allenamento ossia la lunghezza, il tempo di recupero ed il numero di ripetute va indicato da un allenatore.

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Le lettere “Q” ed “R”

Q

QUANTO – Il ‘quanto’ é la quantità minima indivisibile di una gara podistica. Viene usualmente impiegato come pronome in due frasi interrogative: “Quanto manca all’arrivo?”; “Quanto ho fatto?”. In entrambe le frasi – come si vede – confidiamo che si tratti di intervalli brevi; di spazio o di tempo.

R

 REAL TIME – E’ il tempo che voi credete di aver conseguito se non fosse che molti altri sono arrivati prima di voi. In realtà, il Real Time è realmente il vostro effettivo tempo di corsa che non decorre dallo “sparo” ma dal momento in cui anche noi tapascioni passiamo dal “Via” e, come sapete, possono passare molti minuti, rispetto al Top runner.

Nelle gare in cui avviene la registrazione dei tempi con il chip viene “segnato” il tempo esatto della “nostra” corsa. Inutile dire che tutti citano il tempo “reale” e non quello “effettivo”.

RECUPERO – Mi vengono in mente tre tipologie di “recupero”. Il recupero è quello che durante l’allenamento (in specie le ripetute) consente, per l’appunto, al nostro corpicino di avere un attimo di tregua tra un “lavoro” ed un altro.

Altro recupero è quello che serve a ritornare “umani” dopo le gare, non solo nell’immediato (con il consueto lavoro di mandibole) ma anche il giorno dopo con la c.d. corsa ” di recupero”.

Infine, il “recupero” è un altro modo di chiamare il c.d. “servizio-scopa”. Ad onta dell’espressione (e con grande dispiacere dei podisti maschi) non vi è alcuna relazione con pratiche sessuali, trattandosi di coloro che – durante le maratone – “raccattano” i podisti che proprio non ce la fanno ad andare avanti (perchè stanchi, ovvero infortunati, etc.).

Come credo saprete, il Decreto sulla tutela dell’ambiente, varato dal precedente governo (Decreto Ronchi), proibisce in modo tassativo di abbandonare i podisti sia su aree pubbliche che su aree private. E’ stato obbligatoriamente costituito, tra le organizzazioni podistiche, il COREPE (Consorzio Obbligatorio Recupero Podisti Esausti), con l’incarico di smaltire delle scorie negli appositi contenitori. Le scarpe e le calze vengono invece smaltite come rifiuti radioattivi dall’ENEA. Un deciso passo avanti nella tutela dell’ambiente.

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Da “Premiazione” fino alla fine della “P”

PREMIAZIONE – E’ la procedura attraverso la quale vengono assegnati i premi agli atleti ed alle società podistiche (v. la Voce “Premi”). A causa – o per fortuna – del grande numero di premiati, il “rito” della premiazione è in grado di fiaccare la resistenza anche del più brillante maratoneta. Il premiato, infatti, non vede l’ora di andarsene ma è costretto ad aspettare l’ultimo tapascione prima che cominci tutta la sequela di premiazioni. Spesso tale incombenza è svolta da uno o più politici locali (sono coloro che compaiono nelle foto; il pezzo di corpo a lato è quello del premiato, che non fa notizia) che, per regolamento Fidal, non possono tenere alcun genere di discorso.

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