Essere pacer. Una musica nel cuore – di EDWIGE NANIA

Un desiderio che covavo da tempo, una frase buttata lì durante una cena…ed ecco che un bel giorno mi ritrovo convocata da Claudio Leoncini, insieme alla mia amica Chiara Franceschini come pacemaker di 1h55 alla 44 edizione della Roma Ostia. Per me una responsabilità enorme, un’emozione inedita e soprattutto il grande interrogativo che credo tutti si pongano la prima volta che lo fanno: “riuscirò?”.

Perché ti rendi conto che riuscire, in questo caso, non significa semplicemente portare a termine la gara nel tempo complessivo che ti hanno assegnato. Capisci che lo devi fare mantenendo una media costante, in modo che tutti coloro che hanno deciso di seguirti non vengano danneggiati da andature troppo altalenanti che possono rivelarsi fatali per chi sta correndo ai limiti delle proprie possibilità. Lo devi fare senza strappi bruschi e tenendo in considerazione un’altimetria variabile, per cui sarai per forza costretto a variare la velocità, ma tenendo conto dei recuperi naturali concessi da discese e salite e portando impercettibilmente gli altri a variare ritmo con te, mentre li convinci chela salita del camping è solo un falso piano e in discesa gli fai mentalmente ballare la macarena.

Chi ti vede dall’esterno pensa “oh la là, beato te che ti fai la passeggiata e ti rilassi!” e invece nemmeno per sogno!

Un pacer non si rilassa, non fa una scampagnata e non cazzeggia, anche se sembra che lo stia facendo, perché ha sufficiente fiato per sollevare di tanto in tanto gli animi.

Tuttavia devi restare concentrato tutto il santo tempo, una concentrazione talmente profonda, che è quella, in realtà, a farti volare il tempo e scorrere magicamente i km di una gara che sotto sforzo a me normalmente sembra lunga il triplo…

Un pacer è un musicista e non lo sa. Ha un iper tecnologico orologio al polso che gli ha fornito lo sponsor e generalmente 2-3 cronometri aggiuntivi per ulteriore “conforto”, ma alla fine non è non può essere solo quello. Gli scatta qualcosa dentro, cerca di fiutare il ritmo, si trasforma in un metronomo umano e si guarda continuamente con l’insostituibile compagno, fino a iniziare una danza insieme a lui, ritmica e cadenzata, che parte dritta dal cuore. Le emozioni sono in agguato, quelli che ti seguono o ti affiancano iniziano ad ansimare oppure ti applaudono, qualcuno tenta di levarti una scarpa nel tentativo di stare attaccato il più possibile a te, altri che vengono dalla terza onda ti urlano “ma che fate state ammazzando tutti! Avete i palloncini viola e siete in anticipo di 10 minuti”, ignorando beatamente che noi eravamo partite in seconda onda…

Tuttavia non c’è spazio per le emozioni, per il ginocchio che inizia a dolere, per il mal di testa, per la gente che ti sbrocca, per la gioia o per la paura di non risultare all’altezza di tutte le aspettative che senti premere dietro te, intorno a te, a tratti addosso a te! Devi solo restare lucido, presente, tranquillo e concentrato.

Chiedo sistematicamente a Chiara, che ha con sé uno schema con i parziali previsti per il nostro risultato cronometrico, quale sarà il parziale alla prossima vela. Iniziamo a contare insieme appena avvistiamo la vela chilometrica, avvistata intorno ai 500-400 mt prima e calibriamo insieme i secondi, accordiamo il nostro passo, ci rallentiamo o velocizziamo a vicenda, sempre con discrezione e con uno sguardo o “impercettibili segnali codici”. Chiara mi fa ammazzare dalle risate quando mi dice “sembravamo astronauti in manovra”. Ma è così. Sono stata fortunata, questo è sicuro. Nel ritrovarmi in coppia con una pacer molto esperta e allo stesso tempo un’amica. Così la nostra musica ha preso il via, essere pacer significa non essere da solo, mentre in gara normalmente lo sei. Il pacer viaggia in sintonia e in sincrono con il compagno che lo supporta e con coloro che tenta di scortare.

Qualcuno gli ultimi 2 km si stacca e dice: “ci voglio provare”. In quel momento provo un brivido, urliamo, lo incitiamo. Ma restiamo concentrate fino alla fine. Fino a quel traguardo che tagliamo insieme tenendoci per mano anche insieme a un nostro follower. Fino al momento in cui tutte le emozioni positive e negative che avevi dentro si sciolgono in un’esplosione di gioia e commozione. Mi è piaciuto tanto essere una pacer!

 

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