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La maratonina dei tre comuni è stata per me fondamentale. Mi ha fatto comprendere alcuni aspetti della nostra miserevole esistenza e mi ha riavvicinato a Valori che sentivo ormai perduti e lontani da me. Grazie a questa gara posso dire che adesso Io veramente credo. Ma andiamo con ordine.
Appuntamento alle 7.20 sotto casa di Marco, dove il Celli e Flavio Rizzardi (i nomi sono di pura fantasia) mi attendono con ansia, pronti già ad accannarmi per 75 secondi di ritardo. Manca il Peppe (Monti) che, come al solito, quando vede due gocce d'acqua "sta male"..
In men che non si dica siamo sulla Cassia bis dove veniamo bloccati da un pauroso incidente che interrompe la circolazione per alcuni minuti sull'arteria consolare. Tra una chiacchera e l'altra Flavio se ne esce, non si sa bene perchè, sul fatto che usando i pantaloncini spesso e volentieri l'attrito tra le due cosce produce fastidiose e dolorose conseguenze. Marco conferma, affermando che in passato ha usato spesso la vaselina (...) per ovviare al problema ma che, al contempo, ormai da diversi mesi l'antipatico inconveniente non gli si era più presentato, tant'è che aveva ormai accantonato anche il ricorso al lubrifico rimedio.
Nel frattempo facciamo amicizia con un ragazzo che guida un furgone, fermo anche lui all'ingorgo, e scopriamo che fa parte di una associazione sportiva di bersaglio mobile. Questi signori si svegliano la domenica all'alba per andare a sparare contro sagome in movimento in sperdute cave dell'entroterra romano. Constatato con soddisfazione che esistono pazzi ancor più scemi di noi, e liberatasi la carreggiata, proseguiamo di buona lena verso Nepi ove, svolte tutte le formalità, cominciamo a riscaldarci, considerando anche il freddo siderale dell'uggiosa mattinata.
Partiamo lentissimi, ben consci dello spauracchio della salitona al 14° km, ma mentre io e il mitico Flavioallunghiamo alla grande superando tutti sulla fatidica arrampicata, del buon Marco nessuna traccia.
Arriviamo al traguardo con Rizzardi che mi precede di trenta secondi , ma io ho l'alibi di due soste forzate, frutto della solenne ubriacatura della serata prima (eh eh, anche questo fa parte dell'allenamento..) concludendo comunque con un onorevole 5'10/5'12 al km.
All'arrivo ci precipitiamo in macchina per cambiarci e rifocillarci, ma di Marco ancora nessuna notizia.
Preoccupati ci ridirigiamo verso il gazebo quando all'improvviso, sullo sfondo, vediamo una figura strascicante e dolorante che si avvicina lasciando dietro di sè una scia rossastra. Con orrore ci accorgiamo che è lui, il prode Celli. Ci accostiamo, esitanti e impauriti, allo straccio di uomo che una volta correva con noi e cerchiamo di renderci conto della situazione.
Il Celli ci rende edotti dell'aberrante avventura vissuta: in pratica dal 17° km in poi lo sfregamento delle cosce gli ha provocato non un normale arrossamento, di quelli che possono capitare a chiunque, bensì un vero e proprio enorme scorticamento della cute. Lo spettacolo di fronte ai nostri occhi era degno della scena di un film di Dario Argento girata dal regista sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (come forse abitualmente fa, del resto): il putrulento disegno della pelle maciullata partiva da sopra il ginocchio destro e, formando un arco continuo (e non risparmiando neanche le parti intime), terminava al di sopra del ginocchio sinistro.
Mai vista una roba simile. Dopo l'iniziale orrore, e resici conto che in fondo il Celli non rischiava la vita, siamo scoppiati tutti e tre in grasse e fragorose risate, sparando ovviamente tutte le possibile battutaccie che la situazione imponeva. Il mio primo pensiero è stato quello di avvertire Laura, la moglie di Marco, comunicandole che il marito era, finalmente, diventato "signorino". Ma non poteva mancare l'aspetto mistico di tutta la faccenda. Conciato in quel modo, con le cosce martoriate e insanguinate, osservando quelle stimmate laiche, frutto di una passione e di una fede senza confini nella corsa di quest'Uomo che, nonostante tutto è riuscito a concludere la gara correndo gli ultimi 6 km come una papera, io e Flavio non abbiamo potuto fare a meno di elevare un grido nel cielo plumbeo e freddo di Nepi: SANTO SUBITO!!!
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