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La giornata delle Valli del Sorbo inizia nel migliore (....) dei modi. Rosi – mia moglie – decide di accompagnarmi nella gita a Formello, complici il sole splendente dell’iniziale mattinata romana, i racconti del bellissimo posto da me decantato dopo la gara dello scorso anno e – last but not least - la prospettiva di un succulento pasta-porchetta-party nel dopo gara.
Arriviamo intorno alle 8.30 e ancoriamo la black-runner-mobile nel parcheggio sito poco prima della discesona che conduce alla splendida location della gara (oggi mi sento molto international, non sarà forse per la visione del Vasapollo?)
La simpatica giannetta che ci accoglie usciti dal tepore della vettura comincia a far venire i primi dubbi alla mia dolce metà sulla inedita e sorprendente sortita domenicale. Da par mio, conoscendo bene l’antifona, mi defilo con la scusa di riscaldarmi, lasciando in testamento alla consorte le chiavi della BRM, che parcheggiata perdipiù al sole, potrebbe ben prestarsi come caldo e comodo giaciglio in attesa della gara.
Dulcis in fundo, la partenza viene rinviata di circa un’oretta. Molto divertente, a tal proposito, è la scenetta dell’Agnello (valoroso atleta del Gsbr e non componente della fauna locale) che vediamo presentarsi completamente affannato e sudato al Mitico Gazebo verso le 10: vedendo tutti i componenti della Armata Bancaria comodamente in tuta e in amabile conversazione, spalanca gli occhi chiedendoci: “ ma non siete pronti per la partenza ?”. Il poveretto si era massacrato in non so quanti chilometri di warm-up, isolandosi dal resto della truppa, senza venire pertanto a conoscenza del ritardato avvio della gara; tutto questo sarà amaramente pagato dall’ingenuo podista, che crollerà negli ultimi 6 chilometri e mezzo della competizione.
All’arrivo del Celli la folla si apre, e tutti quanti – atleti, organizzatori, mucche, manzi e agnelli vari – si genuflettono dinnanzi a Colui che a breve sarà elevato a Beato. Da notizie provenienti da anonime fonti del Vaticano pare che occuperà la casella, finora scoperta, di Protettore delle Cosce
( Laura don’t worry, ovviamente degli atleti, eh eh).
San Marco da Corviale, miracolosamente guarito dalle piaghe della settimana precedente (n.d.r. leggi l’articolo “Santo Subito!!”) si presenta con bellicose ambizioni. Gli chiedo: “ma l’hai comprate le chiodate?” e lui: “no. Però userò un paio di scarpe vecchissime, così almeno non rovino quelle buone”.
Ovviamente, considerata la splendida giornata assolata, è presente anche il buon Peppe mentre l’aitante Flavio è impegnato a depredare facoltosi clienti giapponesi con il suo velocissimo taxi.
La gara è tanto bella quanto tosta. Mi diverto come un bambino. Le scarpe chiodate mi permettono di navigare sul fango come una 4x4 al Rally di Dakar. Riesco a terminare i sette km e quattrocento metri a quasi 5’ al km, dopo un lungo e avvincente duello con il fenomenale Pisanti.
Al traguardo trovo Rosi, rianimatasi dalla sincope iniziale, che si getta verso di me per abbracciarmi, fermandosi appena in tempo dopo aver visto le condizioni della calzamaglia e delle scarpe. Tonnellate di fango e letame mi avvolgono piedi e gambe.
Avviandomi verso il ristoro scorgo, con sorpresa, San Marco vestito di tutto punto e con il borsone a tracolla. Gli chiedo: “ti sei ritirato?” e lui: “sta’ zitto, và. Ho perso due volte le scarpe, trattenute dal fango, e alla fine ho rinunciato”. Per doveroso rispetto e per evitare blasfemi vilipendi evito di commentare l’accaduto, salutando in silenzio la Sacra Icona (anche se dentro di me un dubbio irriverente mi assale: “ma se Lui camminava sulle acque, Tu non potevi farlo sul fango?”)
Durante il rito della svestizione-vestizione compare un infuriato Vasapollo che urla ripetendo come un ossesso “due volte! Sono cascato due volte nella m…da!!”, raccontando poi agli ignari e ignudi astanti i particolari delle raccapriccianti capriole nel letame che ricopriva gran parte del percorso. Inoltre l’italo-americano è seriamente preoccupato del rischio che l’orribile composto che avvolge gran parte del suo corpo si trasformi, se non prontamente eliminato, in una sorta di DAS (vi ricordate quella simpatica pasta con cui ci divertivamo da bambini a comporre e modellare ?). Rosi, che ogni volta che vede il simpatico Joe, sia dal vivo che in televisione, si diverte come una pazza, comincia a ridere a crepapelle e, con istinto materno, dona al malcapitato atleta dei fazzolettini umidificanti e profumati, che a malapena coprono i lezzi organici provenienti dalla poderosa figura.
La splendida giornata si conclude in bellezza con l’abbuffata finale. Mi mangio due piatti di pasta, un panino con la porchetta e mi scolo la birra e il chinotto presenti nel pacco gara.
Rosi è felice come una Pasqua, io mi sento come un Leone.
Cosa volere di più dalla vita?
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