MACCABIADI: MEZZA MARATONA MA NON SOLO….

No, alle Maccabiadi*, per vari motivi, proprio non ci penso. Non riesco a trovare la forza e la voglia per gareggiare qui, figuriamoci a partecipare ad un evento così grande. Da quello “storico” oro che presi nel 2005 e a cui tutti sono rimasti emotivamente e mentalmente legati sono passati 12 anni.. Tanti… Troppi.. Ma la delegazione italiana insiste: “abbiamo solo una squadra junior di calcio e calcetto e pochissimi atleti di sport individuali. Dai, vieni, sarai anche la nostra portabandiera”. Così, alla fine, mi convinco.

Dò uno sguardo al sito della Maccabiadi per cercare qualche informazione sulle gare, e mi cade l’occhio su uno sport “Maccabiman-Maccabiwoman”. Quando partecipai, nel 2005, questa disciplina non c’era. Incuriosita guardo di che si tratta e scopro che sono 4 gare, una cronometro di ciclismo, la mezza maratona di Gerusalemme , il triathlon Olimpico e una gara di nuoto di 5 km in acque libere. Si compete in ogni singola prova e in più, la somma dei tempi, stabilirà i vincitori finali del circuito. Il tutto in una settimana. Lì per lì penso “si dice che i triathleti siano un po’ matti, e non lo nego, ma questo mi pare troppo!”. Ma in realtà la cosa mi attrae, e non poco, così opto per questa sfida. Mi accorgo che tra i non pochi partecipanti c’è anche la grande Nina Peckerman, comparsa pure sul maxischermo dello stadio nella serata di apertura, una delle triathlete più forti e amate di Israele. So già che con lei non c’è partita. L’oro, anzi gli ori sono suoi (e sarà così)

Tra un allenamento e l’altro, arriva il 4 luglio. Dopo i saluti e gli auguri di qualche autorità del Comune, del Coni e della Comunità Ebraica di Roma, partiamo per quest’avventura e in piena notte arriviamo a Tel Aviv. Qualche ora di riposo ed è già tempo di pensare alla cerimonia di apertura al Teddy Stadium di Gerusalemme in cui ho l’onore di portare il tricolore. Già al di fuori dello stadio e ancor più nei corridoi che portano al suo interno si inizia ad avere la percezione di far parte di qualcosa di grande e di bello. Ma è solo quando si varca quell’ingresso che la percezione diventa consapevolezza. Lo stadio è strapieno, l’emozione indescrivibile. In quel momento, sventolando la bandiera e con tutti i miei compagni festanti intorno, ho pensato “ecco, già solo per questo istante valeva la pena esserci”.

La serata è tutta una gran festa, tra sfilata delle delegazioni, balli canti, spettacoli e discorsi. Ovviamente è anche il primo grande luogo di incontro tra le nazioni e di scambi di maglie, spille, cappellini e quant’altro, soprattutto tra i giovanissimi.

Finita la festa, è tempo di pensare alle gare e arriva anche per me la prima prova, la cronometro di 22km di ciclismo vicino Hadera. (nord di Tel Aviv). C’è un po’ di emozione perché non ho mai fatto una gara di questo tipo. Sveglia alle 3 e gara all’alba. Finalmente si vede anche lo squadrone israeliano. Molti di loro, così come parecchi altri atleti, soprattutto canadesi e australiani, hanno caschi e bici da crono modernissimi. Mi sale l’ansia e in testa mi tormenta un ritornello “che sei venuta a fare? Non era meglio starsene a casa?” ma mi ripeto di stare tranquilla e che nella gara di oggi, devo spingere si, ma senza massacrarmi per conservare energie per le altre. E soprattutto rifletto sul fatto che qui, più che mai l’importante è partecipare. Così affronto questa prova e alla fine chiudo in 8a posizione, con un po’ di distacco dalle prime ma tutto sommato con danni limitati e soddisfatta del mio tempo.

Tempo per recuperare io non ne ho molto perché il giorno dopo la crono è già ora di tornare a Gerusalemme per la mezza maratona serale. Per me, anzi per le mie gambe, forse la più temuta delle quattro prove. La temperatura è alta e il percorso non prevede nemmeno 1 km di pianura. Penso al consiglio di una persona cara “corri e goditi Gerusalemme di notte, sarà bellissima!”. Sulla linea di partenza mi ritrovo vicino i pace makers dell’ora e 40’. Tutto sommato, visto il tipo di percorso, potrebbero pure andare bene. Ma alla fine decido di fare di testa mia e trovare poi compagnia lungo la strada. La gara, sia pur molto faticosa, si rivela una gran festa. Migliaia e migliaia di partecipanti, (la mezza, così come le concomitanti 10km e 5km erano aperte a tutti), centinaia di persone e bambini ad incitarti. E poi il passaggio “magico” sotto le mura illuminate della città vecchia. Insomma, per la seconda volta dopo la cerimonia di apertura mi sono detta “ecco un altro motivo per cui valeva la pena esserci”. Finiscono, tutto sommato benino e senza arrivare con le gambe distrutte al traguardo, pure i 21 km. Certo non ho fatto il best… ma non lo avevo previsto e in questa gara credo sia comunque impossibile. Aspetto di riunirmi con il mio gruppo per rifocillarci tutti insieme. Fortunatamente, dopo i primi giorni in cui ogni nazione fa gruppo a sé, il ghiaccio piano piano si scioglie e, anche se ci sarà una divisione tra “gruppo sushi” e “gruppo pizza & pasta” dove trascino tutti i canadesi, passiamo una piacevole serata a Gerusalemme. Nel frattempo diamo uno sguardo alle classifiche, ognuno alla ricerca del suo piazzamento e del distacco dagli altri. Sono 6a nella mezza, chiaramente tra le atlete del circuito maccabiwoman, non assoluta, resto ancora 8a nella classifica generale. Ma non mi abbatto.

Rientriamo a Natanya, nostra città di base, a notte fonda ma ci sono finalmente un paio di giorni di riposo prima di trasferirci in una caldissima Tiberiade per le ultime due prove. E qui arriva la gara in cui so di potermi e dovermi giocare qualcosa. Il Triathlon, lo sport per cui tanti anni fa ebbi un autentico colpo di fulmine, passando in un istante dal non conoscerne nemmeno l’esistenza all’esserne innamorata, lo sport a cui ho dato tanto e che tanto mi ha dato. Non è più ora di risparmiarsi e di fare calcoli, cerco di allontanare i pensieri negativi, penso invece al mio bagaglio di esperienza, ai sacrifici fatti e ai km e km di allenamenti. Tanto più che, a causa delle condizioni atmosferiche con temperature oltre i 40 gradi, la sera prima della gara ci comunicano che l’olimpico (1,5km di nuoto, 40km di bici, 10km di corsa) è trasformato in sprint, (metà distanza) non ci sono tattiche e strategie, bisogna solo andare forte… E così, nuovamente sveglia alle 3, il tempo di sistemare bici e scarpe in zona cambio e via. Praticamente è ancora notte.. Parto forte a nuoto e dò il meglio di quello che posso per il resto della gara. Alla fine arrivo 3a con un po’ di rammarico per aver perso l’argento a 10 metri dal traguardo, complice un mio errore all’uscita dal nuoto che mi ha fatto perdere secondi preziosi e un pettorale “fasullo” della mia avversaria israeliana che così non ho potuto riconoscere. Ma pazienza… è pur sempre una medaglia!. Dopo le premiazioni guardo anche la classifica complessiva. Sono salita al 5° posto e i distacchi, soprattutto grazie al nuoto, si sono ridotti.

Così, dopo un caldissimo ma tranquillo sabato è tempo di pensare all’ultima prova, Tiberiade si riempie di nuotatori. Sempre per il caldo soffocante, arriva la comunicazione che i 5km vengono un po’ accorciati, ma la distanza è ancora sufficientemente lunga dal permettermi un recupero e puntare a una medaglia nel maccabiwoman. So di potercela fare e so che l’unico modo è quello, non solo di nuotare forte, ma di non perdere di un metro la scia di Nina Peckerman. E così, dopo l’ennesima sveglia alle 3, bracciata dopo bracciata, tocco con la mano quel finish nel lago che è veramente l’arrivo e la conclusione di questa avventura sportiva. Nella gara di nuoto sono 3° assoluta, premiata anche per categoria dove sono 2a, un bronzo e un argento ai quali neanche pensavo, ma aspetto la classifica finale del circuito, Si, ce l’ho fatta, sono arrivata seconda nel maccabiwoman il secondo argento della giornata, quello che più volevo! Sul podio, durante le festosissime e coloratissime premiazioni, ancora una volta penso tra me e me “hai visto che valeva la pena esserci?”

MANUELA ASCOLI

 

*Le Maccabiadi, dopo le Olimpiadi e le Universiadi, sono considerate tra gli eventi sportivi più importanti. Prendono il nome dall’associazione sportiva Maccabi, nata in Turchia alla fine del secolo precedente, per accogliere un gruppo di ginnasti a cui fu vietato l’ingresso in un Club di Costantinopoli. Ideate nel 1912 su ispirazione dei giochi olimpici tenutisi quell’anno a Stoccolma, ebbero luogo per la prima volta nel 1932 a Tel Aviv. Interrotte nel ’38 a causa della guerra e della persecuzione nazifascista, furono riprese nel ’50 e da allora si svolgono ogni due anni alternativamente in Israele e in Europa. Vi partecipano atleti da tutto l mondo compresi i cittadini israeliani arabi e di qualunque altro gruppo etnico. In questa edizione 2017 i paesi partecipanti sono stati 80 e gli atleti 12.000.

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