Maratona di Rotterdam di Roberto Del Negro

Per la cronaca di questa trasferta olandese bisogna tornare a 12 mesi fa, quando chiudevo in bellezza la maratona di Roma in 2.52.47 e il grande Luciano mi diceva “in una maratona più veloce possiamo alzare l’asticella”. Non ci penso un attimo e mi iscrivo alla maratona di Rotterdam, gara che a differenza di Berlino si prepara nei primi tre mesi dell’anno con temperature decisamente più fresche (io soffro particolarmente il caldo). La preparazione scorre settimana dopo settimana in maniera splendida fino a quando arrivano una serie di intoppi. Nel lunghissimo di Rieti sono costretto a fermarmi dopo 22 km per problemi allo stomaco. La settimana dopo provo a ripetere il lunghissimo sulla ciclabile ma dopo 22 km mi si blocca il polpaccio sinistro. Temo il peggio e mi affido alle mani sante del grande Peppe Minici. 5 giorni di stop assoluto sono una vera agonia per chi ha superato la soglia di 1000 km in 10 settimane, poi due sedute di ipertermia, un massaggio ad hoc e un test favorevole. Ricomincio a correre ma ormai sono nell’ultima settimana di preparazione, posso solo scaricare e il lunghissimo sarò costretto a farlo direttamente in maratona.

Arrivo a Rotterdam il sabato mattina e la città è già in festa. La gara ha un’altimetria praticamente piatta ma in realtà bisogna affrontare due volte il ponte di Erasmus e diversi fastidiosi sottopassi. Vado a ritirare il pettorale in un Expo organizzato in maniera impeccabile. Come sempre mi brillano gli occhi nel vedere le macchine organizzative degli eventi sportivi all’estero. Foto di rito e cena rigorosamente italiana al Va Piano (un nome un programma), catena di ristorazione ottima che avevo già sperimentato con successo a Berlino. La sera prima di una gara per me esiste solo un piatto semplice di pasta. Attacco il pettorale alla mia canotta bancaria e vado a letto con la giusta tensione pre gara. Ovviamente alle 6 del mattino sono già sveglio a controllare meticolosamente il mio Polar al polso.

Capitolo clima. Tutti sanno che il vero pericolo in terra olandese è il vento che oggi sembra leggero. Ma mai avrei immaginato che proprio il 9 aprile 2017 doveva capitarmi il primo e unico giorno di estate olandese. 13 gradi in partenza, 20 gradi previsti all’arrivo, sole accecante del nord Europa e nemmeno una nuvola. E siccome la maratona parte alle 10 comincio ad elencare tutti i santi.

Ormai ci siamo, entro in griglia e aspetto lo sparo del cannone. Una sorta di Albano olandese canta a squarciagola “You’ll never walk alone”, inno dei tifosi del Feyenoord oltre che dei più famosi inglesi di Liverpool. La gente è letteralmente impazzita. Finalmente lo start e si comincia. I primi km cerco di correre “facile” anche se il tifo del pubblico rischia di farti strafare, errore imperdonabile in maratona. Il livello atletico di Rotterdam è molto alto e siamo in tanti a correre ad un passo di 4’ al km. Il percorso non è mai noioso, ci sono numerosi gruppi che suonano e in tanti urlano il tuo nome dopo averlo letto sul pettorale. Passaggio alla mezza in 1.24.33 e gambe leggere. Purtroppo il caldo comincia a farsi sentire e sono costretto ad affiancarmi a tutti i ristori per bere piccoli sorsi d’acqua e per usufruire degli spugnaggi. Alla fine questi accorgimenti risulteranno fondamentali. Passo al 30° km in 2.00.27 e mi sento ancora abbastanza tonico. Ad un certo punto, dopo una sorta di rave all’aperto lungo il percorso, vedo passare i primi elite dall’altra parte della strada e mi accorgo che in molti sono in crisi. Il caldo sta mietendo vittime e comincio a vedere diversi stop forzati tra runners con i crampi o disidratati.

Al 35° km comincio a soffrire parecchio anche io il caldo, le gambe diventano più pesanti e per 3 interminabili km rallento di poco e temo il peggio. Il mio gruppetto è composto da un brasiliano, un tedesco e un giapponese (sembra una barzelletta) e ci aiutiamo a vicenda. Al 38° km il tifo diventa assordante e mi si riaccende la luce. Ritorno a correre a 4’al km, anzi sento che sto accelerando. Ho staccato il mio gruppo e continuo a superare runners in difficoltà. Al 40° km cerco di fare calcoli per cercare di stare sotto le 2 ore e 50 ma ormai non sono più lucido. Vedo il cartello dell’ultimo km e parto come un pazzo.

Solo alla fine di renderò conto di averlo corso a 3.36 al km!!! Arrivo urlando sulla finish line in 2.49.29 e lo speaker mi chiama “crazy italian”. Abbraccio tutti quelli che ho intorno, mi mettono al collo la splendida e meritata medaglia e mi dirigo verso la zona massaggi. Ho le gambe dure come legni, ma sono troppo felice per sentire qualsiasi dolore. Più tardi scoprirò di essermi classificato come 10°  italiano.

Tornato in hotel, dopo una doccia che mi ha letteralmente rimesso al mondo, chiamo il super coach Luciano e lo sento molto contento. Lui sa quanto ci tengo a raggiungere gli obiettivi che mi impongo.

Nel pomeriggio leggo tutti i messaggi di chi mi ha scritto via sms, facebook, whatsapp, instagram, ecc.  Impossibile rispondere a tutti, però vi ringrazio.

Prossimo obiettivo? Alla prossima puntata.

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