Wings For Life World Run, München (GER) 07/05/2017 Gara solidale, inseguiti da un “traguardo mobile” di Riccardo Formai

Wings For Life, prima di essere una corsa, è una Fondazione di ricerca per le lesioni del midollo spinale. Lo spirito dell’evento è riassunto nel motto “Corri per chi non può” e il 100% del ricavato viene devoluto per i progetti di ricerca, mentre i costi dell’evento vengono sostenuti dalla onnipresente Red Bull.

Oltre tali nobili propositi, la gara ha due particolarità che la rendono unica al mondo e che mi hanno incuriosito fin dalla prima edizione del 2014.

La prima è che viene corsa in contemporanea in 25 città nel mondo, con classifiche locali e globali. In più, è possibile partecipare ovunque tramite App su smartphone. Ne consegue che, stabilito l’orario di partenza alle 13:00 per il fuso orario dell’Europa Centrale (11AM UTC), in base alla longitudine della città scelta, si correrà di mattina, giorno, sera o notte (come a Melbourne).

La seconda e più curiosa è che non c’è un traguardo o, per meglio dire, l’antenna che solitamente all’arrivo rileva il chip sul nostro pettorale, è installata su un’auto (Catcher Car) che parte 30’ dopo il via a 15 km/h (4:00 min/km) accelerando progressivamente ogni 60’ fino a non potergli più sfuggire (16-17-20-35 km/h). Questo metodo, nonostante sia previsto un traguardo fisico a 100 km (mai raggiunti), rende la corsa molto simile a una corsa a tempo ma con durata variabile. Il vantaggio è che tutti possono partecipare ed essere classificati insieme ai più forti ultrarunners, anche camminando o fermandosi, senza dover necessariamente fronteggiare distanze elevate.

Quest’anno finalmente ho potuto partecipare (anche se ho dovuto sacrificare la Corri Bravetta!), scegliendo però Monaco invece di Milano per conciliare la gara con una visita a dei cari amici residenti in Germania. L’idea era di andare a divertirmi e, in più, fare un lungo in vista della Liverpool Marathon del 28 Maggio. L’utile strumento del Goal Calculator prevedeva infatti, a 4:50 min/km, 31 km in 2h30’, con la speranza di fare un po’ meglio. La speranza però è rimasta tale poiché la gara si è rivelata veramente dura, principalmente a causa del percorso e del meteo ma anche per alcune lacune organizzative.

Dato che i nostri amici abitano al confine con l’Austria (120 km dal Villaggio Olimpico, luogo della partenza), pianifichiamo sveglia alle 6:30 e partenza alle 8. Con me ci sono la mia novella sposa Loredana e l’amica Barbara. Piove e fa freddo ma non sembra così male come davano le previsioni. Sorvolando sulle rinomate autobahn tedesche senza limiti di velocità (più della metà del percorso l’abbiamo dovuto fare a 80 km/h), arriviamo per le 10, dovendo ritirare pettorali e pacco gara. Giusto 3 ore dalla partenza, in tempo per mangiare una “succulenta” pasta proteica con olio e parmigiano preparata la sera prima… Le operazioni pre-gara scorrono lisce, giriamo un po’ per il Village e verso le 12 ci cominciamo a preparare. L’evento di Monaco viene dato per Sold Out con 10.000 iscritti e ce ne accorgiamo al momento di depositare le borse. Dopo qualche minuto capiamo che non avremmo mai fatto in tempo per le 13 e decidiamo di lasciare le borse in auto, temendo possibili furti ma confidando nel rigore teutonico.

Breve riscaldamento e ci dirigiamo alla partenza. E’ nuvoloso e freddo (8-9° C) con pioggia continua. Probabilmente per aver dichiarato un obiettivo di 31 km mi spetta la 2^ delle 4 griglie di partenza. Sono in buona posizione ma sempre abbastanza lontano dallo Start, immagino chi sta nelle retrovie… Anche mia moglie ha la 2^ griglia, credo perché facente parte del Team che ho creato al momento dell’iscrizione, e si riesce a tirar dietro anche l’amica (che era in 3^), con la quale ha deciso di correre, anche se più lentamente. Ecco lo sparo: i primi partono, in tutto il mondo! Io passerò allo start dopo più di un minuto. Un altro minuto lo perderò nel primo km, tra gli stretti sentieri del Parco Olimpico. Anche i successivi 5-6 km sono di strade strette e con curve ed è quasi impossibile non urtare pericolosamente gli altri ma riesco a non cadere e ad impostare il mio ritmo tra 4:45 e 4:50. Da 7 km a 9 km troviamo un tratto di vero trail con salite tra fango e erba. Quando la situazione sembra migliorare, da 10 a 15 km veniamo affiancati da centinaia, se non migliaia, di pecore, capre e quadrupedi vari che, dopo l’iniziale sorpreso interesse, ci hanno disturbato parecchio fin quasi a fermare gli atleti durante gli attraversamenti. In queste condizioni, sotto la pioggia fredda, mantenere il ritmo prefissato di almeno 4:50 mi ha fatto consumare più del previsto, iniziando a rallentare un po’, per stanchezza, già da 23-24 km. Gli ultimi 2 km in allungo per sfuggire alla Catcher Car ormai in vista mi hanno consentito comunque di portare a casa per un soffio almeno i 30 km. Scoprirò in seguito con amarezza che la distanza ufficiale riconosciutami è di 29,98 km ma io il cartello dei 30 km l’avevo superato di almeno 3-4 metri!

Dopo la soddisfazione di aver concluso comunque una buona prova, comincia la fase più negativa della giornata: il dopo gara. Chi termina la corsa si trova infatti, in tutti i sensi, in mezzo alla strada. Dei teli termici promessi neanche l’ombra, tranne per qualcuno che forse ha avuto la fortuna di fermarsi vicino a un ristoro. Fortunatamente, dato il meteo in partenza, avevo un antipioggia da indossare, anche se ormai bagnato. Percorro circa 300 m per arrivare alle navette e mi rendo conto che per noi non ci sarà neanche dell’acqua. Meno male che io ho sempre con me le mie fide borracce che non sono ancora a secco. Avrebbero potuto mettere dietro la Catcher Car un furgone con teli e boccette d’acqua da distribuire, almeno dopo i 20 km. La prima navetta è piena e preferisco sedermi sulla seconda. Nonostante il tepore dei molti atleti accaldati a bordo, si comincia a tremare dal freddo. In molti sono in canottiera e pantaloncini. Come prevedibile, due atleti rimasti in piedi svengono durante il viaggio. Riusciamo per fortuna a mettere insieme dei gel e l’ultima acqua della mia borraccia per farli riprendere un minimo. Ci mettiamo 1h15’ a tornare al villaggio (16:45) ma mi accorgo che non siamo al parcheggio . Scendiamo con le gambe bloccate, tentando di scaldarci sfregando le braccia sul corpo battendo letteralmente i denti e entriamo nello Stadio Olimpico dall’ingresso della maratona. L’idea era farci fare una suggestiva passerella sulla pista di atletica ma le nostre condizioni non erano tali da farci apprezzare il momento, cercavamo solo di raggiungere le docce. A questo punto uno shock: per uscire dalla pista dovevamo salire tutta la gradinata dello stadio:  cattiveria pura! Tremante, camminando contro vento, raggiungo le docce per incontrarmi con Loredana che mi ha preso lo zaino in macchina e, mentre aspetto, riesco a scaldarmi un po’. C’è da dire che docce e bagni sono ampi e puliti ma, quando riesco finalmente ad entrare, scopro con una certa rassegnazione che l’acqua è praticamente fredda ma riesco a lavarmi e cambiarmi alla bene e meglio. L’ultima beffa, tornando al Village, è stata scoprire che il ristoro finale consisteva in: birra analcolica, salatini, acqua e banane. Torniamo in auto dove avevamo previdentemente lasciato cioccolata, barrette e succhi di frutta e partiamo in tutta fretta sotto la perenne pioggia per tornare a casa entro le 19:30 ora in cui al locale prenotato per la cena chiudeva la cucina (per gentile concessione del proprietario)! Non credo che ripeteremo l’esperienza, almeno qui a Monaco…

Concludiamo la lunga giornata con un’ottima cena bavarese (birra compresa!) e con la piacevole compagnia degli amici riuscendo finalmente a rilassarci. Approfittiamo anche per cercare online qualche info sull’evento e scopriamo che il nostro Giorgio Calcaterra quest’anno non riesce a vincere ma arriva quarto con 87,15 km, mantenendo però il record del 2016 per i runner (88,44 km). Terzo, con solo 10 metri di vantaggio, l’austriaco Lemawork Ketema, che ha percorso 87,16 km. Secondo classificato nel ranking globale, e vincitore in Italia, il polacco Bartosz Olszewski con 88,06 km. Vincitore assoluto Aron Anderson, atleta svedese in sedia a rotelle (non hand bike) con l’incredibile distanza di 92,14 km percorsi con la sola forza delle sue braccia nel deserto di Dubai. Per la categoria femminile, la vincitrice in Italia è l’austriaca Cornelia Moser, che ha percorso 62,37 km mentre conquista il titolo mondiale la polacca Dominika Stelmach, che ha gareggiato in Cile, con la distanza record di 68,21 km.

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