La mia prima CORRI BRAVETTA, 2018.

E’ la prima volta che partecipavo alla Corri Bravetta.
E l’ho trovata bellissima.
A parte l’impatto iniziale, appena si arriva sul posto.
E’ una gara che si svela lentamente.
La sede scelta per il ritrovo, coi gazebo e il gonfiabile della partenza, è compressa a forza nel fazzoletto verde intorno a una rotonda: da una parte si sta a pochi centimetri dalla nevrotica via di Bravetta sempre incredibilmente piena di macchine e clacson – ‘per far partire i runners l’unico modo è sincronizzare lo start quando il semaforo diventa rosso e per quelli fuori dall’intervallo … pazienza’ – e dall’altra a contatto di gomito col Mini Lunapark, l’Osteria Zazà e il salotto del signor Alfredo, quello con la veranda abusiva a piano terra che stava facendo colazione con le finte gocciole del discount e il televisore acceso su Rete4.
Tutte le preparazioni pregara si sono svolte quindi in pochissimo spazio, uno accanto all’altro, anzi addosso all’altro, registrando inconvenienti tipo quello di spillare il proprio pettorale sulla casacca del vicino, impostare il gps del braccio accanto credendolo il proprio e spalmare la sifcamina sui polpacci del signor Alfredo che in quel momento ha un sprazzo di risveglio dovuto al forte odore che cozzava col suo cappuccino e ci chiede cortesemente di andare in bagno a prepararci e uscendo, di chiudere la porta del salotto.
Non trovando il bagno alcuni sfociano nella sala dell’Osteria Zazà, a causa dei pantaloncini corti vengono scambiati per turisti altoatesini in vacanza e costretti al tavolo a sorbire un piatto di canederli surgelati, dallo stesso discount delle finte gocciole.
Al momento della partenza quindi, stando stretti come sardine, non stupisce affatto che il breve ritardo dello start, causato da un momentaneo blackout del semaforo, abbia immediatamente creato malumore e appunto … la giornata non prometteva nulla di buono.
E’ rosso!
Siamo partiti.
Un primo km di slalom fra gli specchietti retrovisori e gli automobilisti che cercavano di investirci, alcuni anche aprendo lo sportello, ma poi …
imbocchiamo in leggera discesa il tratto dell’Aurelia Antica che costeggia Villa Pamphili, e l’atmosfera cambia.
Un bel silenzio fatto solo di scarpette e affanni ci accompagna fra le mura che intuiamo conservino uno spettacolo tutto da scoprire.
Continuiamo a scendere e l’atmosfera è sempre più rarefatta, sempre più di attesa, con le mura che diventano più alte, più antiche, più belle.
Finalmente, laggiù in fondo, un cancello.
L’addetto con la bandierina ci indica che la gara continua lì dentro. Dentro le mura.
Ed entriamo.
Sì d’accordo, finisce la discesa e cominciamo a salire.
Sì, non siamo più sul nostro caro asfalto ma su uno sterrato umido di pioggia e insidioso di radici e sassi.
Sì, le strade diventano strettissime fra la vegetazione e non si può sorpassare.
Ma Villa Pamphili è stupenda.
Gli odori della pioggia, le mille sfumature di verdi, le prospettive interminabili di sentieri fra i pini, le ville, il lago, i pontili …
Usciremo dopo 5 km da quell’incanto per affrontare l’ultimo km, di nuovo su via Bravetta che adesso però … ci sembrerà un sentiero da fiaba.

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